Lo Stalking Giudiziario

Lo Stalking Giudiziario

Lo stalking giudiziario è un reato previsto e punito dall’art. 612 bis del Codice Penale.

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita

Nello stalking giudiziario avviene un ribaltamento dei ruoli, in quanto il carnefice si traveste da vittima e trascina in tribunale la vera parte lesa. In genere avviene quando il coniuge non accetta la separazione o il divorzio, soprattutto se avvengono in seguito a violenze domestiche. Spesso il tutto viene accompagnato con la minaccia di togliere i figli alla controparte.

E’ un vero e proprio stalking nello  stalking e si verifica quando l’ex coniuge, ferito dal trauma di una separazione conclusa male, continua a perseguitare il coniuge o il  compagno/a, non solo con minacce, insulti e aggressioni, ma pensa di potersi affidare ad una giustizia, che in realtà è la “sua giustizia”, che ritiene a suo favore, con continue denunce.
Ciò avviene soprattutto quando si è in presenza di figli che si cerca in tutti i modi di sottrarre, all’ex moglie o all’ex compagna e viceversa, inventando di sana pianta qualsiasi tipo di stratagemma per supportare la tesi delle continue denunce.

Al primo insorgere di queste problematiche consigliamo di rivolgersi immediatamente al nostro Studio www.studiomasile.it al fine di porre in essere tutte quelle attività per acquisire gli elementi di prova per la salvaguardia della propria vita privata e dei propri congiunti.

STUDIO MASILE INVESTIGAZIONI SRLS

Via San Lucifero, 59 - 09125 Cagliari  - Tel. 070.270010 -   P. IVA 03792660924
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Controllo sui minori

Controllo sui minori

Tutela e controllo dei minori: sul bullismo

Con il termine bullismo s’intende definire un comportamento aggressivo ripetitivo nei confronti di chi non è in grado di difendersi.
I ruoli del bullismo, sono ben definiti: da una parte c’è il bullo, colui che attua dei comportamenti fisicamente e/o psicologicamente violenti e dall’altra parte la vittima, che è colui che in genere li subisce.

La sofferenza psicologica e l’esclusione sociale sono sperimentate molto frequentemente da bambini che, senza sceglierlo, si ritrovano a vestire il ruolo della vittima subendo ripetute umiliazioni da coloro che invece ricoprono il ruolo di bullo.
In alcuni periodi della vita – come l’adolescenza – i cambiamenti umorali e di comportamento sono all’ordine del giorno. Così come gli scontri e i confronti continui con i propri figli.

È quindi naturale chiedersi se si tratta di un momento passeggero, ovvero, se il vostro figlio è vittima del bullismo, perché non dialoga con la famiglia, è scontroso, si rinchiude spesso nella sua camera.

Nei casi in cui si sospetta che il figlio sia vittima di bullismo, che eserciti bullismo sui compagni, che usi droghe o alcool, è sicuramente consigliato rivolgersi all’investigatore privato, una delle figure professionali più indicata per svolgere con discrezione un controllo sui minori.

Questi fenomeni sono destinati a scomparire con la crescita e quindi con il superamento dell’età adolescenziale o se i figli stanno effettivamente seguendo strade pericolose che potrebbero avere conseguenze per tutto il resto della loro vita.

E’ preferibile un genitore che si preoccupa molto piuttosto che uno che non si preoccupa poco o talvolta per niente

Queste sono le indicazioni per valutare al meglio quando è il caso di rivolgersi ad un investigatore privato per il controllo del proprio figlio.
In questi casi un’indagine per sui minori può essere determinante e confermare le azioni scorrette dei figli. I genitori potranno così prendere adeguamenti provvedimenti.

Il controllo dei figli minorenni è un atto di grande responsabilità genitoriale, lo Studio Masile Investigazioni, si avvale di un eccellente staff di psicologi e avvocati che potranno guidarvi nelle scelte più opportune da operare.

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Il Recupero Crediti

Il Recupero Crediti

Informazioni Prelegali per il recupero del credito

La situazione economica del momento, sta generando un grave rallentamento nella circolazione del danaro.
Questo servizio, consente di valutare le reali possibilità di recupero, in forma giudiziale e non, attraverso l’analisi dei dati acquisiti con notizie riguardanti la situazione attuale dell’organismo economico ed una ricerca patrimoniale sul massimo esponente dell’impresa, nel caso di società di persone, oppure sulla società stessa nel caso di SRL o SPA.

Nel caso di società in nome collettivo, le ricerche patrimoniali vengono svolte su tutti i soci.

Le indagini si concludono con suggerimenti e consigli sul come sul modo di condurre le azioni di recupero del credito.

Risoluzione giudiziale

Quando manca la collaborazione del debitore, il ricorso all’azione giudiziaria costituisce l’unico rimedio possibile per il recupero del credito.

Il nostro Studio è in grado di valutare l’azione giudiziaria che risulta più confacente all’accertamento giudiziale del diritto di credito vantato.

Risoluzione stragiudiziale

Il recupero dei crediti in via stragiudiziale consente di raggiungere il risultato desiderato dal creditore di incassare il dovuto, mediante attività che implicano la collaborazione con lo stesso debitore.

Grazie all’esperienza maturata in 50 anni di attività, lo Studio Masile è in grado di svolgere importanti attività al fine di tutelare in tempi brevi, i diritti del creditore.

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La Perizia Calligrafica

La Perizia Calligrafica

In base all’articolo 61 del codice di procedura civile la perizia grafologica, detta anche perizia calligrafica, può essere richiesta dal giudice anche su istanza delle parti laddove sorgano controversie relative all’autenticità di un documento particolarmente importante.

La perizia calligrafica serve ad accertare se un testo scritto a mano sia stato effettivamente vergato da un determinato soggetto, si rivela spesso decisiva in sede giudiziaria per trarre evidenze determinanti in un processo sia civile che penale.

Lo Studio Masile, si avvale di un qualificato team di esperti, delle migliori Università Italiane ed è in grado di fornire elementi di prova giuridicamente validi nell’accertamento di furto d’identità, contraffazione, frode e falsificazione, in particolare per quanto riguarda testamenti, firme su assegni, contratti, polizze vita e quant’altro riguarda la firma vergata.

L’attività di investigazione è indispensabile al fine di stabilire l’originalità di un documento o di una firma, scoprire  eventuali alterazioni o falsificazioni, identificare o eliminare persone da una lista di fonti, individuare la sorgente di scrittura o eliminare sovrascritture o altre impressioni.
Un caso di specie venne risolto nel 1988 relativo al disconoscimento di una firma posta su una polizza fideiussoria. La perizia calligrafica si rivelò fondamentale nel giudizio civile e nel procedimento penale che venne avviato successivamente

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Separazione: addebito per infedeltà

Separazione: addebito per infedeltà

Uno dei principali motivi per cui un matrimonio può naufragare sembrerebbe essere l’infedeltà coniugale.

Anche se, come più volte chiarito dalla stessa Corte di Cassazione, spesso è proprio la crisi di coppia a determinare una successiva infedeltà.

Talvolta sono le incomprensioni o le incompatibilità di carattere che possono spingere a cercare fuori dalle mura domestiche un rapporto sentimentale appagante. Ma a volte il tradimento può essere scatenato semplicemente dalla stanchezza e dalla noia che subentrano all’interno di un rapporto di coppia che non si è stati in grado di mantenere vivo e interessante.

In linea teorica il coniuge tradito, in sede di separazione, può chiedere l’addebito della separazione a chi ha violato l’obbligo di fedeltà. Ma la possibilità di ottenere una pronuncia di addebito è tutt’altro che scontata.

Perché il giudice possa addebitare la separazione a carico del coniuge infedele è necessario dimostrare che il tradimento sia stato la causa della crisi matrimoniale e non il suo effetto. Se, pertanto, il tradimento interviene in un momento in cui il matrimonio è già in crisi non c’è motivo per addebitare la separazione al coniuge fedifrago.

La vicenda giudiziaria presa in esame dalla Corte vede come protagonista una coppia con quattro figli di cui due ancora minorenni.
In primo grado il Tribunale di Nuoro aveva respinto le reciproche richieste di addebito della separazione.
Il giudice aveva anche disposto l’affidamento delle minori alla madre assegnando alla donna la casa coniugale nonostante quest’ultima vivesse già da tempo altrove con un altro uomo.
La vicenda era piuttosto complessa perché oltretutto la casa coniugale era stata data in locazione dalla donna ad una società.

Il giudice aveva disposto a carico del marito l’obbligo di versare un mantenimento di € 5000 mensili per la moglie ed  € 700 mensili per le due figlie minorenni.

L’ex marito proponeva appello chiedendo che venisse dichiarato l’addebito della separazione alla moglie con conseguente eliminazione dell’assegno di mantenimento.

La Corte d’Appello di Cagliari, in parziale accoglimento del gravame, addebitava la separazione alla donna, revocava l’assegnazione alla stessa dell’alloggio coniugale e l’assegno per il suo mantenimento. Disponeva anche l’affido congiunto ai genitori delle due figlie minorenni, con collocazione delle medesime presso la madre.

A questo punto la donna ricorreva in Cassazione facendo rilevare che erroneamente la Corte territoriale aveva fato risalire la crisi coniugale all’anno in cui la donna aveva intrapreso una relazione extraconiugale mentre nella realtà dei fatti la crisi coniugale era già da tempo in atto ed era stata determinata dal comportamento del marito che aveva reso la convivenza insopportabile a lei e ai figli a causa di continue vessazione, intimidazioni, liti e comportamenti prepotenti e prevaricatori manifestatisi fin dai primi anni del matrimonio.

Nell’atto difensivo si faceva rilevare che questi aspetti erano stati evidenziati dal Tribunale ed avevano trovato conferma in copiosi riscontri documentali.

In merito alle disposizioni testimoniali raccolte durante il procedimento, la donna faceva notare come le stesse avevano dimostrato che il rapporto matrimoniale si era già incrinato da tempo, molto prima del tradimento.

Insomma, secondo la ricorrente i giudici della Corte d’Appello avevano ricostruito la vicenda giudiziaria in maniera sbrigativa e superficiale, dando più una valutazione di tipo moralista e non aveva operata una preventiva valutazione comparativa delle condotte e dei rispettivi comportamenti tenuti dai coniugi.

Con riferimento all’affidamento delle figlie minori si censurava la statuita riforma del regime di affidamento delle figlie, ossia l’attuata opzione per il loro affidamento congiunto in luogo di quello esclusivo a lei stabilito dal Tribunale.

La donna contestava anche la revoca dell’assegnazione della casa coniugale.

La Suprema Corte con sentenza n. 7410 del 28 marzo 2014 faceva notare che in realtà la corte territoriale aveva correttamente valutato le risultanze probatorie da cui era emerso che nei primi mesi dell’anno 2003 (ossia quando la donna aveva intrapreso la relazione extraconiugale) non era in atto una crisi coniugale, né si erano manifestati dissapori. Di conseguenza la relazione extraconiugale si era inserita in un momento di normale vita coniugale.

Entrambi i coniugi avevano ammesse che tra la fine dell’anno 2002 e l’inizio dell’anno 2003 avevano concordato una interruzione di gravidanza e non vi era prova che tale decisione fosse stata una conseguenza di un contrasto tra coniugi, mentre la gravidanza stessa denunziava la costanza di normali rapporti di coppia.

Oltretutto una teste (la cameriera al servizio della famiglia) aveva riferito di aver ricevuto l’incarico di controllare con una telecamera l’eventuale ritorno a casa del marito e di avvisare la Signora che nel frattempo si trovava assieme al compagno nella camera da letto coniugale.

Per quanto riguarda la casa coniugale costituita da una villa con piscina sita in un prestigioso complesso edilizio di Roma, la revoca dell’assegnazione era stata motivata dal fatto che secondo quanto emerso nel corso del giudizio la donna viveva in un altro lussuoso immobile in compagnie del nuovo compagno ed era rientrata per breve tempo in possesso dell’immobile ma non lo aveva occupato con i figli, per cui era evidente che non intendesse destinare il bene ad abitazione familiare, ma unicamente da ricavare da esso un reddito.

Fonte:
Cassazione: Perché ci sia addebito per infedeltà del coniuge va stabilito quando il tradimento si inserisce nel mènage matrimoniale.

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