LA COMUNICAZIONE NELLA INVESTIGAZIONE

A cura di Matteo Giaime Diana (CIIE)

Investigatore Tirocinante nello Studio Masile 

Dottore in Scienze per l’investigazione e la Sicurezza,
Dottore magistrale in relazioni internazionali

Università degli Studi Roma tre
Master Internazionale in analisi scientifica del comportamento non verbale
Tutor Università degli Studi Roma Tre

L’INVESTIGAZIONE E’ UN’ARTE…

… e come tutte le arti richiede metodi da scienziato. Il binomio arte scienza è una coppia che va avanti da quando è nato il mondo. Il ruolo dell’investigatore è quello di raccogliere le fonti di prova che aiutino a sostenere la causa del cliente, questo richiede maestria e disciplina, appunto.

Parte assoluta del compito dell’investigatore è comprendere anzi tutto l’importanza della comunicazione.

La dote comunicativa nel lavoro dell’investigatore riguarda il verbale tanto quanto il non verbale, e la prossemica è forse la più importante, ma al di là della differenza tra i vari livelli di comunicazione, più della buona riuscita dell’attività di indagine, è forse più importante la parte comunicativa in sé col cliente, che si basa quasi e solo interamente sul rapporto di fiducia che intercorre tra esso e il titolare di indagine.

Per quanto riguarda l’attività investigativa nel concreto, acquisire degli elementi di prova e generare dei collegamenti.

E’ l’essenza della professione.

Questo si rifà all’arte comunicativa per eccellenza in quanto il dialogo può esistere solo in quanto vi è un filo che unisce i vari punti anche se essi appaiono distanti tra loro.

La raccolta delle prove, come atto di tipo investigativo è la metafora del dialogo. Il mondo circostante comunica eventi passati in base al tipo di investigazione che una persona va cercando.

Questo è associabile alla forma di dialogo tra due persone, quando queste entrano in comunicazione si scambiano costantemente informazioni.

All’interno dell’informazione madre che in questo caso sarebbe la verità dei fatti, vi rientrano diversi tipi di informazioni che una persona può evincere, dal comportamento corporeo dell’interlocutore e o al linguaggio utilizzato fino, chiaramente, al messaggio semantico puro e semplice.

Da questo se ne ricava che vi sono diversi livelli di verità, infatti quando un investigatore è immerso nella ricerca di prove, queste prove, rappresentano una brevissima porzione di verità, sono punti, spesso distanti tra di loro che devono essere cuciti, collegati o comunque uniti in qualche modo.

Esattamente come da un dialogo si possono captare alcuni segnali e costruirsi una certa verità, ma spesso, tra i vari punti di questa verità siamo noi a metterci del nostro, dando un senso a questi ultimi.

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